I monumenti

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Scopri i monumenti del Comune di San Pietro di Morubio

Sia il capoluogo, quanto Bonavicina e Borgo non vantano monumenti di rilievo, fatta eccezione per alcune tele e statue all’interno degli edifici sacri.Nella chiesa di S.Pietro di Morubio, in stile neoclassico, eretta tra il1789 e il 1797 si possono ammirare alcuni dipinti che risentono dell’influenza del bolognese Reni: una raffigura Sant’ Eurosia di A. Ugolini, artista veronese, datata 1800; un’altra S. Lorenzo attribuita al veronese Balestra dello stesso periodo dell’Ugolini: entrambe poste su altari laterali Una statua lignea della Vergine del’700 di autore ignoto sta sull’altare omonimo. In oratorio un quadro di fine ‘700 e inizio ‘800 raffigura Santa Filomena di autore ignoto. E sempre in oratorio domina sopra l’altare una statua in pietra della prima metà del ‘400 e che secondo gli esperti risente della scuola del Giolfino. Sulla base si legge “ Gentilius o(Omnis Bonus) fieri fecit”. ( Gentilio o Ognibene diede disposizione di scolpirla). Al centro della scritta sta lo stemma dei nobili Dal Verme. Una scheggiatura nella parte laterale della scritta impedisce di decifrare bene il nome del committente; né dagli archivi emerge qualcosa di più.

Un dipinto sul lato sinistro dell’altare maggiore, e raffigurante i santi Francesco e Domenico, è firmato dal Levis, pittore veronese del ‘600; a destra un’altra tela del ‘600 mostra la Vergine addolorata con il Cristo morto dopo essere stato deposto dalla croce. Difficile l’ attribuzione.

Alla sommità dell’ altare maggiore troneggia un crocifisso del ‘700 di straordinaria bellezza.

La parrocchiale di Bonavicina in stile rococò, un barocco più dolce nelle tinte, iniziata nel 1732, e aperta al culto nel 1761, è stata consacrata nel 1765. Essa sorge in parte dove era la precedente. Da rilevare una statua lignea dell’Annunciazione del primo ‘600. In un altare laterale una tela rappresenta S. Luigi Gonzaga, opera tardo barocca; più recente invece il dipinto di S. Giovanni Battista, in atto di battezzare Gesù. L’opera è assai pregevole, suggestiva e armoniosa nei movimenti.

Nell’abside,sopra l’altare maggiore, una tela rappresenta i santi patroni Filippo e Giacomo; si tratta di un’opera anche questa tardo barocca, rifacentesi alla tradizione manieristica. Ignoto l’ autore. Ai lati del presbiterio stanno vari medaglioni raffiguranti santi anche questi di autore ignoto E in un altare laterale attira l’attenzione un crocifisso barocco del ‘600

La piccola chiesa di Borgo, recentemente restaurata per interessamento del compianto Don Gino Gobetti, conserva opere d’arte di pregevole e pregiata fattura. Appena si entra, sulla sinistra in legno sta scolpita una ruota: strumento del martirio di Santa Caterina d’Alessandria alla quale il tempio è dedicato. Sul lato sinistro un altare barocco attira lo sguardo per un dipinto del 1731 del veronese Michael Prunati, che rappresenta sant’Antonio da Padova e S. Bartolomeo. Sull’altare laterale di destra , sempre del Prunati una tela illustra la Resurrezione di Cristo. Una pala, sopra l’altare maggiore mostra Santa Caterina di Alessandria. Un tempo il dipinto veniva attribuito al Conati; ma recenti studi lo dicono della scuola del Brusasorci, datandolo tra il 1400 e il 1500. Oltre alla santa patrona, in atto di ricevere il Rosario da S. Domenico, la tela pone in luce la Madonna con il Bambino Gesù e santa Lucia. In sacrestia un autore ignoto del ‘600 ha dipinto S. Carlo Borromeo.

Nel capoluogo rimangono tuttora dimore e immobili di tempi diversi, adibiti a vari usi. In via Motta fa bella mostra un residuo del castello del conte de Panico, attualmente in fase di restauro. ( delle vicende di detto personaggio si dirà più avanti). Sulla torre colombaia del manufatto si legge “Sci magna queris disce pati MCCCCLXXXXIII” ( Se aspiri a grandi imprese impara a soffrire 1493).

In via IV Novembre ( un tempo Murogiolo) si eleva la dimora del Sig. Alessandro Rodegher, fino al 1815 adibita a casa canonica della parrocchia.Si tratta di un fabbricato antico di cui non esistono documenti che lo datino. sulla stessa via si erge la dimora un tempo dei nobili Troiani-Alcenago ( oggi proprietà dei signori Beltrame-Fornasari) in stile secentesco. Una lapide informa che qui ha fatto sosta Napoleone.

Adiacente a Piazza Roma spicca il palazzo in stile tardo ‘700, oggi proprietà dell’ing. Vinerbini, un tempo immobile dell’ente S. Giacomo e Rustico di Verona, proprietario in zona di vari appezzamenti. Una scritta lapidaria così recita “Rusticis et urbanis commodis, a solo erectum anno salutis MDCCLXXVII Volpino xenodochii praeside “ ( L’edificio è stato costruito per soddisfare le esigenze civili e le attività agricole nell’anno 1777, mentre era presidente dell’ospedale Giorgio Volpino)

Accanto a questo immobile, un altro più antico, è quello adibito un tempo a scuderie e alle stalle. Sul frontale figura uno stemma che il Bresciani attribuisce alla nobile famiglia Da Crema che nel ‘500 avrebbe lasciato all’ospedale di Verona vari possedimenti.

In via Onni un casale rurale di proprietà dei Sig. Barbieri, e un tempo del suddetto ospedale, data nel ‘600; e sempre lungo la stessa via un’altra casa colonica, un tempo possesso del medesimo ospedale e oggi appartenente alla famiglia Caracciolo, risulta essere pure del ‘600; lungo il tempo ha subito varie ristrutturazioni. Soltanto le stalle e la barchessa risultano originarie.

In via Casalino, una dimora rurale tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, nel passato dei marchesi Dionisi, appartiene alla famiglia Renso.

La Corte Rubiani del ‘600 nell’omonima via ( oggi proprietà Bissoli) era la residenza di campagna dei nobili Rubiani.

Tra la confluenza di Piazza Roma e via IV Novembre entro la corte rurale Sinico, un tempo proprietà di campagna dei conti Verità di Falsorgo, si ammira una barchessa del ‘700.

E in via Vitt. Veneto ( alias via Villa) sorge la villa settecentesca, da poco restaurata e attualmente sede del Consorzio dei comuni “Destra Adige”, sino alla prima metà dell’800 dimora rurale dei conti Verità di S. Giovanni in Foro. E più avanti in via Motta fa bella mostra la villa Gobetti, attualmente in fase di restauro, adibita fin dall’inizio degli anni 1970 a sede comunale. Sino alla fine del ‘700 apparteneva ai marchesi Dionisi; e dopo vari passaggi di proprietà venne in possesso della famiglia Gobetti che nel 1890 la restaurò sulla linea dello stile “Liberty” allora di moda.

In località Borgo, lungo la strada che conduce a Bovolone, si presenta il resto di un’azienda agricola un tempo dei nobili Franco, per lo più residenti a Verona e a Cerea, al confine tra il comune di S. Pietro di Morubio. Dell’immobile di Borgo, più tardi passato ai Fratelli Vaccari e quindi ai Sig. Gaspari e Mercati, rimane la barchessa del 700.

In piazza Marconi a Bonavicina verso il ‘600 s’insediò la famiglia Emilei che alla fine dello stesso secolo si divise in due fuochi (famiglie): gli Emilei della Pigna che eressero una residenza, oggi proprietà Mercati; lungo il tempo sottoposto a più ristrutturazioni. L’altro ramo degli Emilei, detto di Santa Cecilia risiedette sempre a Bonavicina in corte Loredan-Emilei, in seguito proprietà Pasti e attualmente della scuola materna " Marcello Pasti”: Lo stile dei due palazzi è settecentesco, pur con le modifiche intervenute.

In località Borgo sorge un’altra residenza che per alcuni elementi richiama al gotico. Eretta dai Loredan, succeduti ai Dal Verme nella signoria, e legati alle fortune della politica veneziana, oggi è proprietà della famiglia Pasti la quale ne ha iniziato il restauro.